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Una modenese a Londra…a tal deg!

 (Continua da “Vado a Londra e trovo lavoro.”)

Perfetto!

Arrivata a Londra e trovato il lavoro, e’ iniziata la nuova vita.

Il lavoro mi entusiasmava! Cuocere le bistecche in un Burger King di Londra non era mai stato il mio sogno. Ma ero affascinata da tutto ciò che mi circondava. Di tutto il personale , solo 2 erano inglesi. Quindi ero in mezzo a persone che venivano da più nazioni di quante ne avessi viste in vita mia.

I colori erano …più colorati , gli occhi più neri, più verdi. I capelli più rossi e le carnagioni più chiare.

I caratteri somatici erano molti più di quelli che conoscevo. Per una persona che veniva da una città piccola come Modena, quello era un concentrato di Mondo. E quello era solo l’ambiente di lavoro….là fuori c’era una metropoli in cui tutti questi nuovi dettagli sarebbero stati amplificati.

Il mio inglese era scolastico, ma c’erano altri italiani a lavorare con me e questo mi ha aiutata ad inserirmi velocemente e fare passi veloci con la lingua (praticamente avevo un gruppo di interpreti personali).

Dopo le prime due settimane ho cambiato casa.

Il mega ostello non faceva per me, troppo caotico, troppo casa di tutti e quindi casa di nessuno.

Con un’altra ragazza che era partita il mio stesso giorno, abbiamo cominciato a cercare un’ altra sistemazione e in poco tempo abbiamo trovato un appartamento con 3 camere doppie e in cui si divideva bagno e cucina. Era sempre una condivisione, ma più intima e quindi (a parer mio) più umana.

Poi, manco a farlo apposta, a 300 metri dal posto di lavoro 🙂

Mi sono iscritta subito anche a un corso di inglese, e il mio rapporto con questa nuova lingua e’ migliorato molto. Tanto che nel giro di un paio di mesi al lavoro avevo già provato tutte le postazioni della cucina e mi avevano messo alla cassa.

Durante il mio tempo libero giravo, camminavo, guardavo, scoprivo.

Nella mia ingenuità, tutto mi stupiva.

Non e’ solo il fatto di vedere palazzi, musei, panorami nuovi.

Vivere e lavorare in un altro paese vuol dire qualcosa di più.

Vuol dire fare caso a cosa fa la gente, come si muove, come ti guarda. O non ti guarda.

Mi faceva sorridere vedere in metropolitana l’anziana signora seduta accanto al ragazzo con i capelli di 3 colori e la cresta. Senza batter ciglio. Come fosse una cosa normale.

Ed evidentemente per lei lo era. Non lo era per me che venivo da un paesino nella periferia di una piccola città dove anche avere un orecchino diverso dall’altro fa notizia.

Mi piaceva andare a fare la spesa nei supermercati. Beh questa e’ un  abitudine che mi e’ rimasta in tutti i viaggi che ho fatto, anche quelli di vacanza. Si, perché trovo che vedere cosa vendono i supermercati e come la gente fa la spesa, mi da l’idea di come la gente mangia, cucina, vive. Ricordo che a Londra ho trovato grandi reparti di piatti pronti e piatti surgelati…. 😯

Il fine settimana facevo tappa a Portobello’s e Camden Town i 2 mercati dell’usato.

Portobello’s e’ più piccino mentre Camden Town e’ un paese. Strade e stradine di bancarelle, e poi negozi con articoli di seconda mano. Il mio paradiso!!!

Ho trovato anche il modo di dare sfogo alla mia passione: il canto.

Ho trovato una scuola di musica che organoizzava un corso Gospel.

Gospel…quanto lo avevo cercato a Modena un corso di Gospel e non lo avevo mai trovato ( ora però so che ce ne sono ).

Si andava una volta la settimana. Eravamo una trentina, ovviamente di tutti i colori, nazionalità. Chi già bravo a cantare, chi invece solo appassionato.

Ma la porta era aperta a tutti.

L’insegnante David ( lo ricordo ancora) aveva una voce che mi incantava. Era in grado di cantare tutti i registri vocali del coro: bassi, tenori, contralti, soprani. Semplicemente veniva davanti al gruppo in questione ( io ero contralto) e diceva: cantate cosi. E cantava. E noi si ripeteva. Poi andava davanti alla’altro gruppo e faceva lo stesso. Fantastico.

Poi si cantava, prima ogni gruppo provava la sua parte poi tutti insieme. E li capivo il significato della parola “coro”. Tutti assieme. Tante voci diverse che unite diventano una sola musica. E poi si battevano le mani, e si ripeteva , ed era difficile smettere!!!

Poi la segretaria della scuola spegneva le luci. Era l’unico modo per farci andare via.

Dovevo fermarmi 2 mesi e tornare prima di Natale. Sono tornata a Gennaio, 2 settimane in ferie. La prima di una lunga serie di “ferie a casa”.

Sono rimasta Londra fino alla fine di Maggio. Questa e’ stata la prima esperienza via da casa, sola. Mi sono arrangiata, preoccupata, riarrangiata, gestita.

Sono tornata da Londra, ma la voglia di viaggiare e’ rimasta….

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Vado a Londra e trovo lavoro.

Cosi ho detto a tutti.

Vado 2 mesi a Londra. Torno prima di Natale, ovvio. Il Natale si fa a casa, dai!!!

Quanto ci ho messo però a decidermi.

Avevo 22 anni e da tempo sognavo di andare a fare un corso di inglese a Londra, anzi di andare a lavorare a Londra per imparare l’inglese ( 2 mesi a Londra a studiare e spendere soldi….non me li potevo proprio permettere).

Ma ero bloccata dal fatto che andare via mi avrebbe fatto perdere tutti i legami.

Amici, parenti…tutti spariti. Tornerò e non mi riconosceranno…

Vabbe’ ero un po’ ingenua :-). Poi mi sono decisa, ho cercato su un  giornale di annunci qualcosa che mi potesse aiutare e ho trovato una piccola agenzia di Bologna che mi avrebbe dato un alloggio a Londra e aiutata a trovare lavoro. Allora non c’era ancora internet ( già, 18 anni fa non c’era internet, pare un assurdità).

Nel giro di due settimane era tutto organizzato: volo ( primo volo della mia vita), valigia, cena d’addio ( che poi ho imparato, “addio”….non esiste) con gli amici che mi hanno regalato un armonica a bocca con tanto di libro di istruzioni ( l’armonica a bocca viaggia ancora con me).

Che emozione, mi sembrava di fare qualcosa di straordinario! Stavo andando a Londra, da Modena!

L’adrenalina per la novità era a 20000 ( questo per fortuna mi e’ rimasto, qualunque cosa che mi porti fuori dalla routine, mi esalta!).

5 Ottobre 1995: si parte!!!

1 milione di Lire nascosto tra i vestiti, niente carta di credito nè cellulare.Questo era il mio “bagaglio” di partenza.

Siamo arrivate a Londra verso sera ( c’erano altre persone che partivano tramite la stessa agenzia) e ci hanno accompagnate direttamente all’alloggio. Era un enorme Ostello, con camere da 3/4 persone. La cucina era ai piani.

Il primo impatto non e’ stato il massimo, era comunque la prima volta che mi trovavo a dormire con persone che non conoscevo per niente. Ma ero molto socievole e lo spirito di adattabilità era già a un buon livello. Poi ero veramente stanca. Quindi ho dormito benissimo!

La mattina dopo siamo andate all’agenzia che ci avrebbe aiutato a trovare lavoro.

Nella mi ingenuità avevo pensato che sarei arrivata a Londra e avrei cominciato a lavorare il giorno dopo. Un po’ come se mi stessero aspettando. Voglio dire: ci ho messo tanto a decidermi a partire, mi sono fatta tanto desiderare, come minimo mi stendono il tappeto rosso appena arrivo!!!

Invece no, non funziona cosi.

La mattina l’agenzia mi ha dato un indirizzo dove andare a fare un colloqui. Il posto era dalla parte opposta della città, una città che non conoscevo e dove tutti parlavano una lingua …di cui avevo sentito parlare.

Il primo colloqui e’ stato in un ristorante. Ricordo di non aver capito bene le domande che mi sono state fatte, ma ricordo anche che non mi hanno assunta. A quel punto ( praticamente la mattinata se ne era andata) dovevo telefonare all’agenzia ( telefonare dalle cabine telefoniche pubbliche, quelle rosse che ora si vedono solo sotto forma di calamite per il frigo) e farmi dare un altro indirizzo in cui andare a fare il colloquio.

Ovviamente dall’altra parte della stessa città. Le distanze che percorrevo in metropolitana, in Italia mi avrebbero portato da Modena in un altra regione. Non ero abituata a tali “spazi”.

Anche il secondo colloquio non e’ andato bene. Cosi come i due del giorno dopo.

Il terzo giorno, già abbastanza demoralizzata dal fatto di aver realizzato che il tappeto rosso se lo erano dimenticato…ho chiamato casa. Appena sentita la voce di mia mamma sono scoppiata a piangere. Non volevo, ma sentire una voce familiare mi ha incrinata tutta. Ma quando si tocca terra e’ per prendere la spinta per spiccare il volo, no???

Il giorno dopo abbiamo cambiato tecnica: andavamo dove ci mandava l’agenzia però durante il tragitto ci fermavamo in ogni bar o hotel a chiedere se serviva personale.

E sono entrata in un fast food. Cercavano personale e mi hanno detto di tornare il giorno dopo per il colloqui collettivo.

Due giorni dopo ho chiamato casa per dire che avevo un lavoro 🙂

Ma non finisce qui….