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Ti racconto una favola: Cortona.

Pubblico questo post che ho scritto qualche settimana fa per gli amici del blog http://www.baccoperbaccoitalia.blogspot.it/ 🙂

“Paese mio che stai sulla collina….” Cosi la descrisse Franco Migliacci nella celebre canzone “Che Sarà”.

Una delle prime guide turistiche che si conosca composta da Giacomo Lauro e stampata a Roma nel 1639, invece la descrive cosi:
 
“Sopra di un alto colle di Toscana, cinquanta miglia da Fiorenza lontana, fra Arezzo e Perugia, sorge altiera la non meno antica che nobile città di Cortona. “
 
E cosi’ e’. Antica, nobile e ti osserva dalla sua cima.
 
Man mano che ti avvicini dai paesi limitrofi la vedi, là in alto.


E sulla collina si intravede la forma delle mura che la cingono.
 
Si intravedono i tetti dei nobili palazzi antichi e ….. vien voglia di andare a scoprire com’e il mondo lassù.
 
Cortona e’ un borgo medievale dove si entra in punta di piedi e ci si adagia facilmente a un ritmo fatto di chiacchiere in piazza seduti sull’antica scalinata del palazzo comunale.
 
Perche qui… “‘un c’e’ furia”.
 
Tutto va osservato lentamente e con attenzione, perchè ogni palazzo ti racconta di nobili famiglie, di esperti artigiani, del matrimonio tra il nobile cortonese Francesco Casali e la bellissima nobile senese Antonia Salimbeni che ogni anno viene rievocato in costume durante la settimana Medievale.


E’ curioso vedere come i turisti Italiani si stupiscano di vedere tanti stranieri.
 
“Ma qui si parla solo inglese!”
 
Ma no.Qui si parla, si vive, si pensa e si mangia toscano.
 
Stranieri ce ne sono tanti, e’ vero.
 
Molti turisti che si fermano qualche giorno.
 
Altri che si fermano qualche mese. Poi ci sono gli studenti dell’Univerista americana che stanno qui un semestre e magari si fermano definitivamente.


Ma qui gli stranieri arrivano per essere contaminati dalla “toscanità cortonese”.
 
Molti si sono stabiliti qua e hanno intrapreso una loro attività adattandola alla vita e ai ritmi di Cortona.
 
Il fotografo che organizza work shop, la pittrice che viene a esporre i suoi quadri.
 
Una scrittrice americana ci ha scritto addirittura un libro sul suo viaggio a Cortona. Ne e’ nato un film che ha portato ancora altri turisti a vedere i luoghi in cui e’ stata girata la pellicola.


Li vedi perfettamente integrati come fossero sempre stati qui.
 
Capisci che sono stranieri solo dalla pronuncia. Si,la C aspirata non si impara. Devi essere nato qui!
 
E’ cosi. Cortona non si contamina. E’ lei che contamina te.
 
Ristoranti, negozi, bar…tutto e tipicamente Toscano.
 
Il fast food qui non c’e’ e forse mai ci sarà
 
Qui si assapora tutto lentamente. La cosa più difficile e’ decidere dove andare a mangiare perche tutti i ristoranti sono gestiti da persone del posto.
 
Non si va a cena al ristorante X, si va da Paola, o da Lara. Qui ci si chiama tutti per nome.
 
E sai che c’e chi ti fa il menu a base di tartufo dall’antipasto fino alla tagliata; chi fa degli antipasti che ci fai cena; chi ti propone taglieri di formaggi abbinati alle marmellate; e ci sono i Pici,la pasta fatta a mano con acqua e farina da abbinare con tantissimi sughi o ragù, veramente deliziosi.
Poi c’e il ristorante che la tagliata la fa alla frutta. Alla frutta???? Si, alla frutta. Perche chi ama la cucina ama sperimentare.
 
E quando la tua terra ti offre tanti prodotti….la fantasia fà il resto.
 
Ma non e’ solo la qulità dei prodotti e la tradizione che si tramanda dalla nonna ai nipoti.
 
Tutto qui e’ storia. Ogni palazzo, ogni strada, ogni stanza trasmette storia.
 
Cosi era e cosi e’.
 
E ti capita di sederti in un ristorante con appena 4 tavoli e un pozzo antico al centro della sala.
 
O di ammirare pareti con pietra a vista a cui sono stati accostati scaffali pieni di bottiglie di vino.
 
E ti perdi ad ammirare. La parete ben conservata e …il vino che ti incanta anche se non sei un esperto bevitore.
 
Infine torni nella tua stanza ti sdrai sul letto  e rimani a guardare il soffitto di travi e mattoni e ti chiedi come sia possibile che abbiano potuto costruirlo così tanti anni fa.


E’ la magia di Cortona. La respiri quando entri dalle antiche mura e te la porti dentro quando torni nella realtà.
 
 
 
 
 
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In viaggio con una chitarra.

La musica piace a tutti.

E ognuno la incontra in modo diverso.

Io ho cominciato a volerla accanto a me alle scuole medie.

Il mio insegnante era Giuseppe “Pippo” Casarini l’autore della canzone “44 gatti” .

A scuola si suonava tutti il flauto ma un giorno il Prof Casarini ha chiesto ” Chi vuole provare a suonare la chitarra?”

Ovvio, mi sono fatta avanti e la chitarra non l’ho piu lasciata.

Chiesi in regalo per Natale una chitarra classica.

Che strano effetto tenerla in mano…soprattutto perche ancoraa non sapevo suonarla, quindi la tenevo in mano…e basta.

A scuola il prof Casarini ci insegno solo alcuni accordi, giusto per accompagnare il resto della classe che continuava a suonare il flauto.

Ma io poi ho continuato a studiare, molto da autodidatta e un po prendendo lezioni.

A 15 anni ho preso lezioni da una ragazza poco piu grande di me, che mi ha insegnato le basi della chitarra, che mi mancavano.

Mi insegnò a fare qualche arpeggio. Che roba!!! Io toccavo quelle corde e uscivano suoni…belli. Non erano perfetti, stavo imparando. Ma per le mie orecchie quella era musica che stava nascendo.

Il primo arpeggio che mi insegno fu la parte iniziale di questa spettacolare canzone….

http://www.youtube.com/watch?v=w9TGj2jrJk8

…che io neanche conoscevo…al tempo non avevo ancora scoperto il rock….

Un paio d’anni dopo andai a lavorare un mese in estate.

Il mio primo lavoro. E con una parte del mio primo stipendio comprai una chitarra folk.

Il suono e’ diverso, più bello.

Col tempo sono migliorata e visto che a me e’ sempre piaciuto cantare, la chitarra e’ sempre stata mia compagna di canto.

Non solo.

E’ stata la mia compagna di viaggio. E’ venuta con me a Londra, in Grecia, alle Maldive, in Trentino, in Egitto….c’era sempre.

Ora la trascuro un po’….quando ho voglia di cantare ci sono le basi….ma lei e’ sempre con me.

La musica e’ un viaggio e quando si comincia un viaggio assieme, semplicemente si continua assieme.

chitarra

Una modenese a Londra…a tal deg!

 (Continua da “Vado a Londra e trovo lavoro.”)

Perfetto!

Arrivata a Londra e trovato il lavoro, e’ iniziata la nuova vita.

Il lavoro mi entusiasmava! Cuocere le bistecche in un Burger King di Londra non era mai stato il mio sogno. Ma ero affascinata da tutto ciò che mi circondava. Di tutto il personale , solo 2 erano inglesi. Quindi ero in mezzo a persone che venivano da più nazioni di quante ne avessi viste in vita mia.

I colori erano …più colorati , gli occhi più neri, più verdi. I capelli più rossi e le carnagioni più chiare.

I caratteri somatici erano molti più di quelli che conoscevo. Per una persona che veniva da una città piccola come Modena, quello era un concentrato di Mondo. E quello era solo l’ambiente di lavoro….là fuori c’era una metropoli in cui tutti questi nuovi dettagli sarebbero stati amplificati.

Il mio inglese era scolastico, ma c’erano altri italiani a lavorare con me e questo mi ha aiutata ad inserirmi velocemente e fare passi veloci con la lingua (praticamente avevo un gruppo di interpreti personali).

Dopo le prime due settimane ho cambiato casa.

Il mega ostello non faceva per me, troppo caotico, troppo casa di tutti e quindi casa di nessuno.

Con un’altra ragazza che era partita il mio stesso giorno, abbiamo cominciato a cercare un’ altra sistemazione e in poco tempo abbiamo trovato un appartamento con 3 camere doppie e in cui si divideva bagno e cucina. Era sempre una condivisione, ma più intima e quindi (a parer mio) più umana.

Poi, manco a farlo apposta, a 300 metri dal posto di lavoro 🙂

Mi sono iscritta subito anche a un corso di inglese, e il mio rapporto con questa nuova lingua e’ migliorato molto. Tanto che nel giro di un paio di mesi al lavoro avevo già provato tutte le postazioni della cucina e mi avevano messo alla cassa.

Durante il mio tempo libero giravo, camminavo, guardavo, scoprivo.

Nella mia ingenuità, tutto mi stupiva.

Non e’ solo il fatto di vedere palazzi, musei, panorami nuovi.

Vivere e lavorare in un altro paese vuol dire qualcosa di più.

Vuol dire fare caso a cosa fa la gente, come si muove, come ti guarda. O non ti guarda.

Mi faceva sorridere vedere in metropolitana l’anziana signora seduta accanto al ragazzo con i capelli di 3 colori e la cresta. Senza batter ciglio. Come fosse una cosa normale.

Ed evidentemente per lei lo era. Non lo era per me che venivo da un paesino nella periferia di una piccola città dove anche avere un orecchino diverso dall’altro fa notizia.

Mi piaceva andare a fare la spesa nei supermercati. Beh questa e’ un  abitudine che mi e’ rimasta in tutti i viaggi che ho fatto, anche quelli di vacanza. Si, perché trovo che vedere cosa vendono i supermercati e come la gente fa la spesa, mi da l’idea di come la gente mangia, cucina, vive. Ricordo che a Londra ho trovato grandi reparti di piatti pronti e piatti surgelati…. 😯

Il fine settimana facevo tappa a Portobello’s e Camden Town i 2 mercati dell’usato.

Portobello’s e’ più piccino mentre Camden Town e’ un paese. Strade e stradine di bancarelle, e poi negozi con articoli di seconda mano. Il mio paradiso!!!

Ho trovato anche il modo di dare sfogo alla mia passione: il canto.

Ho trovato una scuola di musica che organoizzava un corso Gospel.

Gospel…quanto lo avevo cercato a Modena un corso di Gospel e non lo avevo mai trovato ( ora però so che ce ne sono ).

Si andava una volta la settimana. Eravamo una trentina, ovviamente di tutti i colori, nazionalità. Chi già bravo a cantare, chi invece solo appassionato.

Ma la porta era aperta a tutti.

L’insegnante David ( lo ricordo ancora) aveva una voce che mi incantava. Era in grado di cantare tutti i registri vocali del coro: bassi, tenori, contralti, soprani. Semplicemente veniva davanti al gruppo in questione ( io ero contralto) e diceva: cantate cosi. E cantava. E noi si ripeteva. Poi andava davanti alla’altro gruppo e faceva lo stesso. Fantastico.

Poi si cantava, prima ogni gruppo provava la sua parte poi tutti insieme. E li capivo il significato della parola “coro”. Tutti assieme. Tante voci diverse che unite diventano una sola musica. E poi si battevano le mani, e si ripeteva , ed era difficile smettere!!!

Poi la segretaria della scuola spegneva le luci. Era l’unico modo per farci andare via.

Dovevo fermarmi 2 mesi e tornare prima di Natale. Sono tornata a Gennaio, 2 settimane in ferie. La prima di una lunga serie di “ferie a casa”.

Sono rimasta Londra fino alla fine di Maggio. Questa e’ stata la prima esperienza via da casa, sola. Mi sono arrangiata, preoccupata, riarrangiata, gestita.

Sono tornata da Londra, ma la voglia di viaggiare e’ rimasta….

Vado a Londra e trovo lavoro.

Cosi ho detto a tutti.

Vado 2 mesi a Londra. Torno prima di Natale, ovvio. Il Natale si fa a casa, dai!!!

Quanto ci ho messo però a decidermi.

Avevo 22 anni e da tempo sognavo di andare a fare un corso di inglese a Londra, anzi di andare a lavorare a Londra per imparare l’inglese ( 2 mesi a Londra a studiare e spendere soldi….non me li potevo proprio permettere).

Ma ero bloccata dal fatto che andare via mi avrebbe fatto perdere tutti i legami.

Amici, parenti…tutti spariti. Tornerò e non mi riconosceranno…

Vabbe’ ero un po’ ingenua :-). Poi mi sono decisa, ho cercato su un  giornale di annunci qualcosa che mi potesse aiutare e ho trovato una piccola agenzia di Bologna che mi avrebbe dato un alloggio a Londra e aiutata a trovare lavoro. Allora non c’era ancora internet ( già, 18 anni fa non c’era internet, pare un assurdità).

Nel giro di due settimane era tutto organizzato: volo ( primo volo della mia vita), valigia, cena d’addio ( che poi ho imparato, “addio”….non esiste) con gli amici che mi hanno regalato un armonica a bocca con tanto di libro di istruzioni ( l’armonica a bocca viaggia ancora con me).

Che emozione, mi sembrava di fare qualcosa di straordinario! Stavo andando a Londra, da Modena!

L’adrenalina per la novità era a 20000 ( questo per fortuna mi e’ rimasto, qualunque cosa che mi porti fuori dalla routine, mi esalta!).

5 Ottobre 1995: si parte!!!

1 milione di Lire nascosto tra i vestiti, niente carta di credito nè cellulare.Questo era il mio “bagaglio” di partenza.

Siamo arrivate a Londra verso sera ( c’erano altre persone che partivano tramite la stessa agenzia) e ci hanno accompagnate direttamente all’alloggio. Era un enorme Ostello, con camere da 3/4 persone. La cucina era ai piani.

Il primo impatto non e’ stato il massimo, era comunque la prima volta che mi trovavo a dormire con persone che non conoscevo per niente. Ma ero molto socievole e lo spirito di adattabilità era già a un buon livello. Poi ero veramente stanca. Quindi ho dormito benissimo!

La mattina dopo siamo andate all’agenzia che ci avrebbe aiutato a trovare lavoro.

Nella mi ingenuità avevo pensato che sarei arrivata a Londra e avrei cominciato a lavorare il giorno dopo. Un po’ come se mi stessero aspettando. Voglio dire: ci ho messo tanto a decidermi a partire, mi sono fatta tanto desiderare, come minimo mi stendono il tappeto rosso appena arrivo!!!

Invece no, non funziona cosi.

La mattina l’agenzia mi ha dato un indirizzo dove andare a fare un colloqui. Il posto era dalla parte opposta della città, una città che non conoscevo e dove tutti parlavano una lingua …di cui avevo sentito parlare.

Il primo colloqui e’ stato in un ristorante. Ricordo di non aver capito bene le domande che mi sono state fatte, ma ricordo anche che non mi hanno assunta. A quel punto ( praticamente la mattinata se ne era andata) dovevo telefonare all’agenzia ( telefonare dalle cabine telefoniche pubbliche, quelle rosse che ora si vedono solo sotto forma di calamite per il frigo) e farmi dare un altro indirizzo in cui andare a fare il colloquio.

Ovviamente dall’altra parte della stessa città. Le distanze che percorrevo in metropolitana, in Italia mi avrebbero portato da Modena in un altra regione. Non ero abituata a tali “spazi”.

Anche il secondo colloquio non e’ andato bene. Cosi come i due del giorno dopo.

Il terzo giorno, già abbastanza demoralizzata dal fatto di aver realizzato che il tappeto rosso se lo erano dimenticato…ho chiamato casa. Appena sentita la voce di mia mamma sono scoppiata a piangere. Non volevo, ma sentire una voce familiare mi ha incrinata tutta. Ma quando si tocca terra e’ per prendere la spinta per spiccare il volo, no???

Il giorno dopo abbiamo cambiato tecnica: andavamo dove ci mandava l’agenzia però durante il tragitto ci fermavamo in ogni bar o hotel a chiedere se serviva personale.

E sono entrata in un fast food. Cercavano personale e mi hanno detto di tornare il giorno dopo per il colloqui collettivo.

Due giorni dopo ho chiamato casa per dire che avevo un lavoro 🙂

Ma non finisce qui….

Maldive, si ma….. dove sono?

Esatto, dove sono???

Questa e’ stata la prima domanda che mi sono fatta, dopo aver esultato per 20 minuti alla notizia che sarei andata a lavorare proprio là. Alle Maldive.

Avevo concluso da un mesetto la seconda stagione da animatrice con una piccola agenzia di Bologna. Avevo lavorato in montagna a Marilleva ed ero riuscita a rientrare con un bel gesso al braccio.

Non pensavo che fare animazione potesse diventare il mio lavoro e prima di smettere volevo fare un esperienza con un Tour Operator. Cosi feci qualche colloquio prima di rientrare a Modena.

Per circa un mesetto me ne sono rimatsa casa a contemplare il mio braccio, poi e’ arrivata una telefona da Lugano: ” Ilenia sei pronta a partire? Ti mando alle Maldive!!!”

Ho cominciato a saltare per casa in preda a un entusiasmo incontenibile. Io alle Maldive, incredibile!!! Mamma, mamma, vado alle Maldiveeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Si ma…. dov’e’ che sono di preciso?

Ecco, anche questo e’ un modo per scoprire il mondo.

Tutto cio’ non e’ accaduto un secolo fa…ma al tempo in casa mia non era arrivato il web, quindi ho preso in mano il buon vecchio Atlante Geografico e ho cercato le Maldive. Un ago in un pagliaio.

Parto con il mio bel tutore al braccio, la chitarra, un bagaglio che supera abbondantemente i 20 KG ( heee si, allora non avevo ancora imparato a fare una valigia da “vado via per 6 mesi”).

Il viaggio e’ lungo, ma ti guardi un film, chiacchieri con il vicino, le hostess ti portano il pranzo…poi improvvisamente le vedi.

E capisci come sono fatte. Dall’aereo vedi il mare, tante “chiazze” scure e subito non capisci. Gia’…. quando leggi che le Maldive sono formate da tanti atolli, ma non sai cos’è un atollo….aspetti di vederlo!!!

Dall’alto vedi queste chiazze e più ti avvicini e più ti rendi conto che sono come anelli appoggiati sul mare. E dentro a questi anelli ci sono tante isole. Più ti avvicini e più i colori ti aiutano a capire: l’azzurro scuro è il mare, l’azzurro chiaro è sempre il mare ma dove l’acqua e’ più bassa , vicino alla riva; le macchie chiare e giallognole sono le lingue di sabbia; macchie di simile colore ma con tratti più scuri sono isole abitate o dove comunque c’e vegetazione.

Poi, intorno alle isole vedi dei contorni più scuri , come se qualcuno le avesse ricalcate con un pennarello: e’ la barriera corallina che circonda molte isole.

E pian piano ci avviciniamo alla terra…sabbia…insomma, non si vola più’.

La prima isola dove ho lavorato è stata Alimatha, nell’atollo di Felidu. Per arrivarci ci sono volute 2 orette di barca veloce ( era il ’98, adesso probabilmente si arriva in modo piu rapido).

Dalla barca si vede mare, mare e solo mare.

Esattamente l’opposto di quella che era stata fino ad allora la mia esperienza del mare: di solito c’e’ terra, autostrada, strade…poi arrivi alla spiaggia e vedi un po’ di mare. Davanti a te mare e tutto intorno terra.

Alle Maldive e’ l’opposto: tutto mare e poi ogni tanto vedi un isoletta, una lingua di sabbia.

La barca attracca al pontile, scendiamo ammirando questo paesaggio da cartolina: sabbia, palme, i pesciolini in riva al mare che ha un colore che non credevo esistesse.

Poi conosco i miei nuovi colleghi: ” Togli le scarpe!!!!”

“Mah…come …scusa….e vado scalza?”

Si, qui tutti vanno scalzi. Qui e’ tutta  spiaggia, e’ tutta sabbia.

Anche al ristorante, che e’ all’aperto e ovviamente sul mare, c’e la sabbia.

Qui le scarpe non servono. Mi piace:-)

Ovviamente e’ tutto nuovo e diverso da qualsiasi altro paesaggio io abbia incontrato.

Dopo circa un mesetto, mi e’ toccato sostituire una collega del miniclub. E che gli faccio fare ai bambini???? Ideona, facciamo il giro dell’isola cosi mi partono un paio di ore.

Giro dell’isola a passo di bambino: totale 15 minuti. Ma resisterò 6 mesi in un posto cosi piccolo????

Ho resistito. E se avessi potuto sarei rimasta altri 6 mesi.

In poco tempo hanno trovato il ruolo giusto per me.

“Ile, sai nuotare?”

” Certo, ho sempre fatto le vacanze al mare a Pesaro. Facevamo anche i corsi di nuoto in mare”

“…brava, allora tu farai snorkeling”

Ovviamene non sapevo che roba fosse e sicuramente non avevo mai fatto questa attività a Pesaro ( ma i corsi di nuoto si, e ne ho uno splendido ricordo).

Ho scoperto velocemente cosa volesse dire fare snorkeling: accompagnavo gli ospiti a vedere la barriera corallina, nuotandoci a fianco. Scendevo in apnea per segnalare qualche pesce strano e poi risalivo a spiegare tutto ciò che sapevo sul quel pesce.

E’ stato un attimo appassionarmi e cercare libri che mi spiegassero il mondo che c’e sotto questo splendido mare: i pesci pappagallo, l’anemone e il pesce pagliaccio, l’aquila di mare, la manta. Un mondo fatto di colori, silenzio, pace. Tante forme di vita che non conoscevo ed erano sempre una novità. In mare tutto ha un suo perché.

Ma la vita e’ bella anche fuori dal mare. Vivere 6 mesi senza mettere mai le scarpe…beh mi faceva sentire libera.

Poi ci si spostava dall’isola per andare a visitarne altre: per esempio si andava a visitare le isole dei pescatori dove vivevano i familiari dei ragazzi maldiviano che lavoravano sulla nostra isola. L’isola deserta, un isola non abitata dove andavamo a fare un escursione alla Robinson Crusoe: si partiva la mattina si stava via tutto il giorno, si cucinava e mangiava sull’isola , si faceva snorkelling attorno all’isola deserta e poi…si tornava COTTI!!!

Ma che bello:-)

Ho fatto i miei 6 mesi, sono tornata in Italia e poi….dopo pochi mesi sono tornata alle Maldive, questa volta ad Athuruga nell’atollo di Ari.

Rispetto alla prima isola, Athuruga è un po’ piu piccola, ma la barriera che la circonda e’ splendida. La sera si avvicinavano a riva degli squaletti pinna nera, piccoli, bellissimi.

C’e’ una splendida laguna che permette di fare passeggiate in acqua bassa o semplicemente rilassarsi ammollo, in quest’acqua calda e con colori unici.

La mattina avevo preso l’abitudine ad andare a nuotare e lo facevo costeggiando la barriera attorno all’isola. Ricordo che incrociavo sempre 5 aquile di mare ( per me ….erano una famiglia) con il manto nero e tanti puntini bianchi.

Poi si andava spesso a fare snorkelling ( dopo aver preso il brevetto, anche immersione) a manta point. Un punto dove spesso si vedono le mante: uno spettacolo!!!! Sono grandi ma innocue e nuotano con un eleganza impressionante. Rimanevo incantata.

Anche qui si organizzavano escursioni alle isole dei pescatori o isole deserte. poi si andava a visitare “l’Isola Gemella” Tudufushi, un altra splendida isola in cui e’ presente un resort.

In totale ci ho passato quasi un anno e non mi sono mai annoiata, tanto che dopo qualche anno, ci sono tornata anche in vacanza:-)

PS: le Maldive sono nell’Oceano Indiano, sotto l’India e lo Sri Lanka. Adesso lo so.

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Lavoro, opportunità, Network Marketing…perchè no?

Anche il lavoro e’ un viaggio.

Visto che occupa gran parte della nostra vita, lo definirei “un lungo viaggio”.

C’e’ chi il viaggio lo fa con un unico mezzo. C’e’ chi il mezzo di trasporto lo cambia più di una volta. Puo’ capitare di dover andare a piedi per un po’…. Poi c’e’ chi viaggia in compagnia e chi viaggia da solo.

Ma, in qualche modo, questo viaggio lo dobbiamo fare tutti.

Qualche mese fa ho scoperto un “mezzo di trasporto” nuovo. Il Network Marketing.

Nuovo …si fa per dire.

In realtà e’ un mezzo che esiste da anni. Negli stati Uniti esiste da più di 50 anni.

Ma da noi in Italia e’ ancora considerato qualcosa di nuovo, di strano.Troppo diverso dal ” timbrare il cartellino e lavorare 8 ore per arricchire qualcun altro” o dal “lavorare 13 ore in proprio per portare a casa poco più di chi ha scelto le 8 ore”, per essere considerato (dalla maggior parte delle persone) un lavoro.

Invece no. E’ un lavoro.

Circa 4 mesi fa mi hanno proposto un attività di NM e ho cominciato ad interessarmi al settore…..mi si e’ aperto un mondo.

Un pò come quando decidi di comprare un paio di scarpe gialle con il tacco rosso e cominci a vedere in giro solo persone che indossano scarpe gialle con il tacco rosso. Improvvisamente ho cominciato a notare sul web un sacco di attività, blog, siti che parlavano di NM.

Cosa ho fatto? Mi sono letta di tutto e di più, per informarmi.

Cosa ho scoperto???

Semplicemente, le aziende che hanno deciso di veicolare il loro prodotto con il NM (anzichè metodi più classici come vendita al dettaglio o vendita diretta), ripagano i loro consumatori/distributori per il fatto di condividere il prodotto con amici e parenti, tramite il passaparola.

Un po’ come fanno grandi aziende che ti premiano se “porti un amico in…” e che pagano profumatamente personaggi famosi per fare queste pubblicità.

Le aziende di NM premiano direttamente i loro consumatori/distributori per fare la stessa cosa.

Troppo semplice? E chi l’ha detto che le cose per funzionare devono essere complicate???

Cosi ho cominciato a valutare le varie attività che ci sono in giro. Una giungla!!!!!

Per 4 mesi ho valutato prodotti, piani compensi. Mi guardavo video, slide, riguardavo il video, mi facevo spiegare via skype ( haaaaa benedetta tecnologia!!!!).

Devo dire che ho visto vari prodotti validi e altrettanti piani compensi.

Quello pero’ che ho capito e’ che prima di tutto il prodotto deve essere qualcosa in cui credi, che ti piace.

Nel mio caso, che non sono una venditrice ( e il NM non e’ un lavoro di vendita, ma piuttosto direi di condivisione), ho ritenuto importante questo punto e ho scelto un prodotto che acquisterei anche se non facessi l’attività.

Allo stesso modo ho valutato un piano compensi chiaro ( che quindi sia facile da spiegare anche ad altri) e veloce ( che quindi ti faccia già vedere qualche piccolo risultato a breve tempo, fa bene al morale:-).

Infine il gruppo, il team. Che in questo tipo di attività e’ fondamentale. Affinchè i primi guadagnino, devono guadagnare gli ultimi arrivati. Va da se’ che ci sia un aiuto reciproco che in altri tipi di lavori “classici” non si vede ( anzi e’ piu facile vedere colleghi che sgomitano per farsi le scarpe a vicenda…). Io poi ho trovato un gruppo molto unito, dove chi ha più esperienza organizza training per i nuovi arrivati. E anche questo e’ qualcosa che mi piace molto. C’e’ sempre da imparare:-)

Ovvio, l’impegno ci vuole. L’attivià di NM e’ semplice da svolgere, ma richiede impegno.

Se qualcuno ti promette soldi facili, ecco …lascia perdere.

Quindi, in poche parole, un attività di NM ti può permettere di crearti un secondo reddito, che può diventare la tua fonte principale di reddito. E tutto questo con un investimento iniziale che spesso non supera le poche centinaia di Euro.

Se in qualche modo ti ho incuriosito, ti consiglio di approfondire il discorso, di informarti sul NM. Se non altro per valutare questa possibilità. Anzi, questa OPPORTUNITA’.

Io la mia scelta l’ho fatta, in base ai motivi che ho scritto sopra. Se ti sembrano interessanti e vuoi avere più informazioni sulla mia scelta, contattami:-)

http://www.ileniasala.organogold.com/r/IT/IT/

a 40 anni, mi merito la Sardegna!!!!

Ne ho visti di posti…..

Mi mancava ( tra tanti altri ) la Sardegna.

Il mio amico Claudio, sardo DOCG, me lo diceva sempre:” la Sardegna e’ unica, non ci sono posti cosi, devi venire a vederla!!!”

Cosi quest’anno ce l’abbiamo fatta: 3 donne emiliane e un cicerone sardo.

Abbiamo tenuto come base Alghero (http://www.comune.alghero.ss.it/), dove abbiamo soggiornato in un camping appena fuori dalla cittadina, il Calik Blu (https://www.facebook.com/CalikBlu?fref=ts).

Il primo giorno ne abbiamo approfittato per visitare Alghero, che si affaccia su uno splendido mare. La parte interna della cittadina conserva strutture antiche, stradine che spuntano all’improvviso e ti portano in piccole piazzette dove trovi quasi sempre i tavolini di qualche ristorantino tipico.

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Poi siamo andati alla scoperta dei luoghi più conosciuti, quelli che DEVI vedere se vai in Sardegna.

Porto Rotondo! Si, dove ci sono i VIP. Beh, vai in Sardegna e un salto lì, non lo fai???? Il tragitto per arrivare a Porto Rotondo e’ lunghetto ma le strade e i paesaggi sono piacevoli.

Abbiamo trovato subito una splendida insenatura, Cala Sassari, con una spiaggia molto frequentata, ma dove siamo riusciti a ritagliarci il nostro angolo senza sentirci soffocare dalla folla.

Sulla spiaggia un piccolo bar/ristorante, il Fino Beach (https://www.facebook.com/FinoBeach?fref=ts) dove mangiamo bene, potendo scegliere in un ricco menu di piatti invitanti e  senza spendere tropo.

Il mare ha dei colori veramente belli, cambiando tutte  le tonalità del blu. Come fosse un dipinto.

Un po’ di vita da spiaggia e poi via a visitare Porto Rotondo.

E’ bella non c’e che dire, ma si vede che e’ stata costruita ad Hoc. Per i turisti, che qui trovano tutto per una vacanza piena di vita e relax. Personalmente pero’ preferisco Alghero che mi sembra più reale e ha sicuramente più storia alle spalle.

Visto che Claudio ha lavorato in questa zona, ci porta in un punto su una collinetta, da cui si ammira un panorama mozzafiato.

Ci racconta che in questo posto organizzano una sagra del capretto dove lui e i colleghi andavano sempre ad “rifocillarsi”. Tutto e’ cucinato dalle persone del posto e tutti sono benvenuti.

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C’e una piccola chiesetta su questa collina e dentro c’e un signore che intreccia collanine…..

Dietro la chiesetta c’e un crocifisso in ferro che si affaccia sul panorama e a cui sono appese tante collanine…Business is business:-)

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Dopo Porto Rotondo, non poteva mancare Stintino.

Qui i colori sono veramente tanti…. Oltre a quelli del mare, ci sono i colori dei 5000 ombrelloni e dei costumi delle 7000 persone racchiuse in 20 metri quadrati di spiaggia…

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Troppa gente per i miei gusti.

Ma il posto e’ veramente bello. La baia si stende ai piedi di una collinetta, da cui si ammira un panorama stupendo.

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Ovviamente, tra una spiaggia e l’altra non ci facciamo mancare la tappa agriturismo.

Per non sbagliare ci facciamo consigliare dalla receptionist del campeggio.

Ce ne indica due e noi scegliamo quello meno turistico e quindi…più introvabile, l’agriturismo La Corte del Cacciatore.

https://www.facebook.com/pages/Agriturismo-ZAC-La-Corte-del-Cacciatore/133133980089731

Vaghiamo fino ad avvicinarci alla meta, ma all’ultimo bivio (come e’ giusto che sia…) prendiamo la direzione sbagliata. Ci fermiamo quindi a chiedere a due anziani che stanno uscendo di casa.

Ci dicono “si si lo conosciamo…e’ il ristorante di Mario”

“ma si, Mario”

“ma dove dobbiamo andare?”

“…da Mario!!!”

Alla fine abbiamo trovato un agriturismo il cui proprietarie si chiama Mario, e ci e’ andata bene ( era quello giusto:-).

Un vero agriturismo dove tutto e’ preparato con prodotti propri, fatta eccezione per il pane carasau che viene comprato dal vicino, che lo produce.

Nella sala oltre al nostro c’erano altri 2 tavoli, 10 persone in totale.

Una cena con una marea di antipasti, per poter assaggiare davvero tutto.

Poi 2 primi, i secondi, il vino della casa…e infine la seadas, una specie di grossa frittella di sfoglia, ripiena di formaggio e accompagnata da miele o zucchero. Squisita.

Una vera cena con i fiocchi!!!

La nostra ricerca di splendide spiagge e’ poi continuata nei giorni successivi.

Patty e Alex, due amici che  sono passati a trovarci prima di imbarcarsi per rientrare dalla vacanza, ci hanno parlato di una paesino non lontano da Alghero, che si chiama Bosa (http://www.bosa.it/).

Ovviamente, siamo andati in avanscoperta:-)

Dalla strada principale dell’entroterra, c’e qualche cartello che indica la spiaggia.

Ci troviamo in una spiaggetta poco affollata e ben organizzata, con un bel parcheggio ( anche per camper), un bar / ristorante che si affaccia sul mare.

Il tutto ben nascosto dalla vegetazione.

Insomma un posto tranquillo, con un mare stupendo ( ma qui e’ cosi dappertutto).

La Sardegna:-)

Prima di rientrare ci siamo fermati a Bosa, una piccola cittadina abitata già ai tempi dei Fenici e che sorge sul fiume Temo, il solo navigabile in Sardegna.

Facciamo un giro per vedere un po la cittadina e la troviamo viva, piena di colori, fiori e …la vineria, dove assaggiamo un vinello fatto in casa, che e’ una meraviglia.

Una altra splendida giornata:-)

Per ultimo abbiamo voluto cercare un altra spiaggia isolata e tranquilla e abbiamo trovato Porto di Palmas.

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Saremo state 20 persone, un piccolo bar, tre canoe e una splendida baia.

La Sardegna:-)

Si pero’…non aspetto altri 40 anni prima di tornarci:-)

http://www.regione.sardegna.it/

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In viaggio con Lorenzo

Doveva essere una sorpresa.

Non doveva saperlo nessuno.

Poi la cosa e’ trapelata….il passaparola  ha fatto la sua….Lorenzo l’ha scritto su facebook…..

Domenica 4 agosto, serata finale del CORTONA MIX FESTIVAL ( splendido evento), concerto di Lorenzo “Jovanotti” Cherubini nella sua Cortona!!!!

L’evento nell’evento!!!

E’ scatta la caccia al biglietto. L’attesa ha scaldato gli animi. Chi diceva arriveranno 10000 persone, chi 20000. Qualcuno ha azzardato un 30000.

Ma dove la mettiamo tutta sta gente a Cortona????

Ma ce la faranno a gestire l’ordine????

E le strade….come ci si muoverà?????

Tante domande, tanti dubbi, ma tutti l’abbiamo atteso: chi con curiosità, chi con entusiasmo.

Poi e’ arrivato il 4 agosto. E’ arrivata tanta gente.

Il concerto si svolge in Piazza Signorelli, ma ci sono schermi giganti in Piazza Della Repubblica e in Piazza Garibaldi, altre 2 piazze che distano pochi metri da quella del concerto. E ne hanno messo uno anche a Camucia, una frazione di Cortona.

Nel pomeriggio le prime prove a cui si può assistere. C’e’ caldo, ma non perché e’ estate….sono la voglia, l’attesa, l’emozione che scaldano il cuore di Cortona e dei tanti accorsi per questa festa.

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Pian piano le strade e le piazze si riempiono di persone di tutte le età: ragazzi, adulti, bambini con i nonni, famiglie con passeggini e amici a 4 zampe al seguito.

Accampati con teli, panini e bibite. Aspettando Lorenzo.

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Alle 21:30 precise, breve introduzione dell’organizzatore del Festival con il Sindaco Vignigni che ringraziano tutti per la riuscita di questo bellissimo evento e del Cortona Mix Festival stesso che ci ha regalato concerti, balletto, incontri con scrittori. Una settimana ricca di arte.

Poi arriva lui. Lorenzo.

Lorenzo e basta, perché qui e’ cosi che lo chiamano tutti.

Esce e, come se stesse passeggiando in piazza Signorelli, saluta quasi chiamando ognuno per nome. I suoi concittadini. Qui lo conoscono tutti …da sempre.

L’emozione traspare. Ti arriva e ti coinvolge. Si vede che e’ contento, e ce lo dice, ce lo trasmette. Saluta il babbo, la moglie, la sorella ci sono tutti. Gli amici. E’ una grande festa.

Per l’occasione ha scelto l’eleganza: camicia, giacca, papillon. Anche i suoi musicisti sono tutti eleganti. Non so se sia cosi in tutti i concerti. Ma qui lo noto, forse perché fa un gran caldo….Forse fa parte dell’omaggio che ha fatto alla sua Cortona. Perché l’impressione e’ proprio questa: che Lorenzo ci stia regalando qualcosa di sé.

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Poi comincia il suo show.

Non canta, racconta. Si, perché quando un musicista riesce a farti arrivare le emozioni che sta provando, non canta. Fa molto di più. Ti racconta di se, quasi fosse una conversazione a tu per tu.

E Lorenzo ci riesce.

Ci regala una sua versione di “What a wonderful word”, la canzone preferita della mamma.

Poi le sue canzoni. Ma vuole  farle scegliere un pò al pubblico, come quando ci si trova intorno al fuoco con una chitarra e si decide tutti assieme cosa cantare.

C’e una lavagna sul palco, con la lista delle sue canzone. Legge un titolo e sente la reazione del pubblico. Ma e’ difficile, perché il suo pubblico, i suoi amici, le vogliono sentire tutte!!!

Con un pezzo alla chitarra, un inedito che ha scritto apposta per questo evento con tutte le rime che parlano della sua Cortona, introduce Roberto Saviano che ci legge un brano tratto dal suo libro “Zero Zero Zero” e ci parla della lettura come forma di libertà. E anche adesso il pubblico apprezza e ringrazia calorosamente Roberto.

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Poi ancora Lorenzo, che scherza e gioca con i suoi musicisti. Leonardo che oltre alle percussioni, stasera si e’ dedicato anche alla batteria; Saturnino e la magia del suo basso; Riccardo, che la chitarra… la fa parlare; Christian fuoriclasse delle tastiere; Franco che ci incanta al piano; Marco e l’atmosfera che crea con la tromba. Sembra veramente un gruppo di amici che si e’ dato appuntamento in piazza per divertirsi con la loro passione comune: la musica.

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Passa da ” Penso positivo” ai pezzi più  recenti. Ogni canzone e’ un viaggio, per qualcuno un ricordo, per qualcun altro l’occasione di dire qualcosa di speciale a qualcuno di speciale.

Per tutti…. e’ voglia di ballare e cantare con Lorenzo.

Alle 22 ci racconta come e’ fatto “l’Ombelico del mondo” ed e’ come vedere sorgere il sole di notte. Le braccia si alzano al cielo e tutti ballano. Bambini, adulti, nonni, baristi, camerieri. E un contagio positivo.

Su quel palco c’e’ una trottola che emana energia.

La giacca sparisce , le maniche si arrotolano, appare una fascetta giallo/verde/rossa intorno alla tesa….regge solo il papillon.

Dedica al papà una delle sue canzoni. “E’ la sua preferita…Hooo babbo , mica perché sei vecchio, heee”…. e attacca ” Quando sarò vecchio”.

Poi cerca lo zio tra il pubblico e gli passa una canzone “che lui ha passato a me quando ero piccolo e me la cantava quando mi faceva raccogliere i funghi e uccidere i ranocchi. Che forse e’ per questo che ora sono animalista”. E ci regala ( allo zio, ma anche a noi) “Storia d’Amore” di Adriano Celentano.

Quando poi intona “Come musica” accompagnato solo e magicamente da Franco al pianoforte e Marco alla tromba, il romanticismo la fa da padrone. Le coppie si baciano. Chi ama fa sue le parole di Lorenzo in una dichiarazione d’amore improvvisata.

Poi cerca le altre piazze. Ci siamo, siamo in tanti. Chiede a Piazza Signorelli di ammutolirsi ” voglio sentire se ci sono anche in Pizza Della Repubblica”, che dista appena 20 metri. E il boato parte. Uguale con Piazza Garibaldi che e’ poche centinaia di metri più in la. Ci siamo, siamo in tanti. Prova anche a chiamare chi ci segue dallo schermo di Camucia. E’ a qualche chilometro ma…. se potessimo fare silenzio assoluto, si sentirebbe anche il loro saluto di risposta. E’ bello, l’energia viaggia a mille!!!

Ha una canzone per tutti, quelle d’amore per la moglie Francesca.”Un raggio di sole” per la sua Teresa, che sale sul palco a ballare. Con babbo Lorenzo.

Sono volate via 2 ore e mezzo. Non ce ne siamo accorti.

Scatta la mezzanotte e lui scherza ” Nuovo giorno, nuovo concerto”.

In chiusura ci regala un pezzo scritto da Franco Migliacci e dedicata proprio a Cortona: “Pese mio, che stai sulla collina. Disteso come un vecchio addormentato….”. E ovviamente, la cantiamo tutti.

La mezzanotte e’ passata, e’ ora di andare a casa.

Presenta i suoi compagni di viaggio: Saturnino, Riccardo, Franco, Christian, Leonardo, Marco e tutti i tecnici e collaboratori. Qualcosa di piu’ che una band. Un gruppo di amici che si sono trovati a Cortona per passare una splendida serata, assieme ad altri amici.

Ringrazia tutti, le istituzioni, La Feltrinelli che fa parte dell’organizzazione del Cortona Mix festival, i negozianti, i bar, i ristoranti…tutti.

Saluta la città e i cittadini. ” Che tanto poi, ci si vede in giro”.

Già, perché e’ cosi che ci si saluta dopo una festa.

Grazie Lorenzo.

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Isola Polvese…maCCheBBeLLasorpresa!!!!!

Ma, veramente!!!!

Da Cortona il mare, non e’ proprio vicino.

Quindi un paio di giorni fà, si e’ pensato di andare a fare un giro al sul Lago Trasimeno che e’ a pochi minuti d’auto.

Ci e’ stato suggerito di andare sull’isola Polvese. ” L’e’ hosi’ harina” ( qui parlano piu’ o meno cosi’….).

Bene, andiamo. Prendiamo la nostra superstrada verso Perugia, che già di suo e’ piacevole, perché qui, come ti muovi, vedi paesaggi splendidi.

Usciamo a Torricelle, poi direzione San Feliciano.

Arrivate a San Feliciano chiediamo a un passante dove si prende il traghetto ( traghetto e’ una parola un po’ grossa, per il mezzo che abbiamo preso. Ma ora mi viene in mente solo questa).

Traghetto ce ne’ circa uno ogni ora, quindi c’e giusto il tempo per un caffè e per dare un occhiata a questo paesino sul lago. E’ curato e proprio vicino si sta allestendo la Festa del Giacchio (che, grazie a Zio Google, ho scoperto essere un antica rete da pesca di forma circolare che si usava già nel Medioevo). Ovviamente il piatto forte e’ pesce di lago. E’ una festa di paese, e l’atmosfera che si respira e’ tipica di posti dove tutti si conoscono.

Prendiamo il nostro traghetto e ci dirigiamo verso l’Isola. Il viaggio dura pochi minuti.

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Appena scendiamo sull’Isola la prima impressione e’ di una cura straordinaria.

Innanzitutto verde, verde e tanto verde.

Le piante la fanno da padrone, di vari tipi e tutte molto curate. I sentieri sono ben tracciati ed e’ bello percorrerli costeggiando il lago e ammirando la vegetazione.

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Sull’Isola sono presenti un castello Medievale, un Monastero Olivetano, i resti di una Chiesa, il Giardino di piante acquatiche E’ possibile quindi abbinare in un unica gita, storia e ambiente.

Oltre la castello e le rovine, sono presenti pochissime strutture: un ostello, un piccolo bar/ristorante al molo, un altro bar vicino a una spiaggetta.

Ci siamo dirette verso questo secondo bar per poterci poi appisolare al sole.

Tutto intorno un verde splendido. Prati all’inglese che ti fan venir voglia di camminarci sopra per sentire il fresco dell’erba sotto i piedi.

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E questi alberi che fanno ombre giganti. E per fortuna, perché il sole …picchia.

Ci siamo fermate poche ora, ma la curiosità…e’ femmina.

Quindi mi sono informata e ho scoperto che l’Isola propone percorsi di Ecoturismo che comprendono vegetazione, storia, gastronomia ( con la storia dell’Olivo e le proposte di prodotti tipici).

http://www.polvese.it/

Che dire, una bella scoperta:-)

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Cortona e’….

Beh….credo sia doveroso partire dalla città dove mi trovo ora.

Doveroso ma piacevole.

Sono venuta a Cortona per la prima volta nel 2003.

A quel tempo lavoravo presso gli uffici di Lugano della ditta di gestione alberghiera per cui lavoro ora. Poche settimane prima di Natale la mia titolare mi chiama e mi propone ( come fosse un BONUS!!!!) di andare a dare una mano per l’apertura di un nuovo piccolo Hotel…durante il periodo Natalizio.

Ovviamente per me era davvero un bonus. Una città nuova, gente nuova, un piccolo viaggio, preparare la valigia….WOW!!!!

Sono arrivata in questa piccola città nel periodo in cui c’e forse meno gente in giro.

L’inverno e’ freddo e ci sono pochi turisti.

Ma ciò che mi ha colpito subito e’ stato il calore che ti avvolge appena attraversi una delle porte delle antiche mura.

Qui tutti si conoscono.

Se non ti conoscono, ti salutano perchè sanno che poi ti rivedranno in giro per le strade.

Sono rimasta solo 2 settimane, ma il tempo e’ volato.

Sono tornata nel 2005 e ci sono rimasta per un paio d’anni.

Ho avuto modo di vivere tutte le stagioni cortonesi, con gli eventi, le sagre, le chiacchiere sull’antica scalinata di Piazza delle Repubblica, che e’ un punto d’incontro tra cittadini e turisti.

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Ora sono di nuovo qui da circa un anno.

La cosa che mi piace di piu e’ passeggiare dentro e fuori Cortona.

Di solito attraverso la città ( hemmm….sono solo 300 metri…. comunque mi fanno attraversare Cortona) camminando in via Nazionale ( detta anche Rugapiana perché e’ l’unica strada pianeggiante di Cortona). Poi esco dall’area circondata dalle antiche mura, proseguo nel parterre e continuo camminando in salita per una strada poco trafficata ( qui di auto ne girano davvero poche, ma per davvero). A sinistra ho la collina e alla mia destra vedo la valle in tutto il suo splendore. La meta e’ il punto più alto di Cortona, dove si trova il Monastero di Santa Margherita, e da cui si ammira veramente un panorama mozzafiato: oltre la Valdichiana, si riesce a vedere parte del lago Trasimeno che e’ poco distante da Cortona.

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Il ritorno poi lo faccio attraversando la città da dentro le mura. Adoro queste piccole stradine, fatte di ciottoli e pietre antiche. Le piccole porticine per entrare nelle piccole case. I muri in pietra, i vasetti di fiori che sembrano appartenere a tutti. Sembra sempre che la strada finisca li. Poi fai qualche passo in piu’ e scopri un altra stradina che magari ti porta su una terrazza, o un angolo che si affaccia sulla Valdichiana.

La vita qui e’ tranquilla. L’inverno ci sono pochi turisti, e magari ci si scalda con un bicchiere di buon vino o si assiste a uno spettacolo al teatro Signorelli.

Dalla primavera all’autunno la città si anima.

Si susseguono molti eventi: la Giostra dell’Archidado con le rievocazioni medievali, Cortona Romantica con le auto d’epoca che sfilano per la città; il http://www.cortonaonthemove.com/ festival della fotografia; il http://www.cortonamixfestival.it/ un festival che racconta di musica, danza, teatro, libri.

Poi i mercatini dell’antiquariato, la festa della bistecca Chianina ( e’ li sì, che arrivano in tanti!!!), la sagra del fungo porcino, le gallerie d’arte, i ristoranti, le enoteche….

Insomma….una città dove basta davvero mettere il naso fuori dalla porta, per sentirsi a casa.

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